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Diritto del concepito a nascere sano e responsabilità del medico

Il concepito ha soggettività giuridica e ha il diritto di nascere sano.
Di conseguenza ha il diritto al risarcimento dei danni nel caso in cui il sanitario somministri alla madre farmaci pericolosi omettendo di informarla sulla pericolosità degli stessi.
Il medico deve correttamente ed esaurientemente informare il paziente in ordine alle terapie praticate al fine di ottenerne il consenso.
La violazione di tale obbligo comporta non la nullità del contratto tra paziente e medico ma il risarcimento del danno.
Il contratto che la paziente pone in essere con la struttura sanitaria e con il medico produce effetti oltre che nei confronti delle stesse parti anche nei confronti del nascituro come terzo.
La mancanza di consenso informato nella diversa fattispecie dell'interruzione volontaria della gravidanza non può dar luogo a risarcimento anche nei confronti del nascituro poi nato con malformazioni ma solo nei confronti della gestante madre.
La valutazione del nesso di causalità in sede civile pur ispirandosi ai criteri di cui agli artt. 40 e 41 c.p., (per cui un evento è da considerarsi causato da un altro se il primo non può verificarsi in assenza del secondo), presenta una rilevante differenza in relazione ai paramentri probatori. Nel caso di illecito penale è necessario offrire la prova oltre ogni ragionevole dubbio mentre nel caso dell'illecito civile vige il principio del più probabile che non ovvero della prevalenza probabilistica rispetto alla quasi certezza.
La responsabilità extracontrattuale e quella penale obbligano al risarcimento del danno ove questo sia oggettivamente probabile e soggettivamente prevedibile mentre quella contrattuale sussiste se la prestazione eseguita non corrisponde a quanto pattuito, (per qualità, quantità, vizi, ritardi ed altro), in relazione al grado di diligenza richiesta.
Mentre il prestatore d'opera intellettuale risponde solo per colpa grave, configurabile nel caso di mancata applicazione delle cognizioni fondamentali legate alla professione, il sanitario è un debitore qualificato e risponde anche per colpa lieve.
Il paziente ha solo l'onere di allegare l'inesattezza dell'adempimento e il fatto dannoso mentre spetta alla struttura sanitaria o al medico dimostrare l'esattezza dell'adempimento e la mancanza di colpa, (Cass. 11/5/2009 n. 10741).
 
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